Soprattutto nel mondo occidentale, in particolare in Paesi come l’Italia, l’abbandono degli anziani è un fenomeno significativo, anche se in forme diverse dall’immaginario comune. La tendenza prevalente è affidare gli anziani a strutture pubbliche o private per le cure, data la riduzione delle famiglie numerose e la diffusione della solitudine.
Secondo il Rapporto ISTAT 2025, quasi il 40% delle persone con almeno 75 anni vive in solitudine in Italia, con particolare concentrazione tra le donne. Le famiglie tradizionali stanno scomparendo, e la percentuale di persone anziane che vive da sola è in crescita, soprattutto nei centri urbani. I servizi sociali e sanitari spesso non riescono a coprire adeguatamente la domanda crescente, con un calo di risorse destinate agli anziani e un divario territoriale significativo nel supporto.
Non esistono dati precisi e ufficiali sul numero di anziani che muoiono nelle soffitte delle grandi città senza che nessuno se ne accorga, ma fenomeni di solitudine estrema e mancata presa in carico sono documentati. Questi casi rientrano nelle cosiddette “morti nel silenzio” o “morti solitarie”, che riguardano soprattutto anziani isolati con scarsa rete familiare o sociale. Il loro numero è difficile da quantificare, ma è riconosciuto come un problema sociale grave che indica fragilità nei sistemi di welfare e coesione sociale.
L’abbandono degli anziani in senso stretto è meno frequente rispetto al passato, ma cresce la solitudine e la precarietà della loro assistenza, con molte persone affidate a strutture e servizi spesso insufficienti. Le “morti dimenticate” di anziani soli, anche se non ampiamente numeriche su scala nazionale, rappresentano un segnale d’allarme sulle disuguaglianze sociali e sulla necessità di rafforzare reti di sostegno comunitario e servizi di assistenza domiciliare più efficaci.

