Questo passo del romanzo rafforza la visione dell’organizzazione come modello di neutralità pacifica e radicale, tollerata paradossalmente in un mondo polarizzato perché non minaccia direttamente nessuno.
E’ rifiutata ogni violenza, inclusa quella statale come il servizio militare, coerentemente con l’evasione non conflittuale: non combattono il sistema, ma si sottraggono ad esso (con l’obiezione di coscienza). Questa posizione li rende “invisibili” ai radar repressivi, diversamente dagli ambientalisti o dalle religioni percepite come “ingerenti”.
In democrazie tese che emettono leggi anti assembramento, il potere economico tollera i “pacifisti neutrali” perché non catalizzano le masse né bloccano le infrastrutture. Paradossalmente, la loro pace rafforza la narrativa mediatica del sistema inevitabile: “vedete, si può convivere senza ribellarsi”, mentre gli ambientalisti e le religioni diventano capri espiatori per distogliere lo sguardo dalle disuguaglianze che crea il sistema.
L’autore dipinge una distopia dove solo un modus operandi non violento e apolitico può sopravvivere e pewrmette di esistere parallelamente al sistema, senza mettersi di traverso ad esso o addirittura collaborare con lo stesso. Un futuro dove c’è la pace con tutti è l’unica nicchia sicura.

