La “decima” è citata più volte nella Bibbia, principalmente nell’Antico Testamento come un tributo del 10% sui raccolti, sul bestiame o sui redditi, offerto a Dio, al clero o per il culto. La prima menzione avviene quando Abramo offre la decima a Melchisedec (Genesi 14:20), sacerdote e re, come atto di gratitudine. Nella Legge Mosaica diventa obbligatoria per gli Israeliti (Levitico 27:30; Deuteronomio 14:22-29; Malachia 3:10) per sostenere i Leviti (senza terra), i poveri e le feste religiose. Nel Nuovo Testamento non è più un precetto legale (Gesù critica il formalismo farisaico in Matteo 23:23), ma enfatizza il dare generoso e volontario (2 Corinzi 9:7).
La decima era anche un’antica tassa medievale, pari a un decimo del raccolto agricolo, del bestiame o dei redditi, pagata dai contadini (coloni) ai signori feudali, allo Stato o, soprattutto, alla Chiesa come tributo obbligatorio.
Nel Medioevo, sosteneva il clero e i bisogni parrocchiali, ma era spesso odiata come “tributo feudale” e abolita tra il 700 e l’800 con la riscossione proporzionale. Nel contesto del romanzo evoca un sistema oppressivo dove i capi banda degli esodati tassano i “miserabili” senza restituire dei servizi se non la loro “protezione” (da altre bande), amplificando le disuguaglianze e la disperazione.

