Qui sono approfondite le conseguenze brutali dell’AI al servizio di una élite dominante, con repressione violenta delle proteste, deportazioni e un controesodo forzato verso terre prima abbandonate. i
I “miserabili”, ossia coloro che sono stati estromessi dal processo economico e produttivo, privati di assistenza, vengono cacciati dalle città in una “terra di nessuno”, in quei villaggi rurali lasciati all’abbandono, ormai senza servizi essenziali come elettricità, acqua o trasporti. Qui devono arrangiarsi da soli, con solo aiuti sporadici da poche ONG, evidenziando il collasso del welfare in un mondo dove la ricerca e lo sviluppo privilegiano la popolazione urbana ancora produttiva, fino a quando l’IA non estrometterà parte di loro.
E’ un “j’accuse” al capitalismo tecnocentrico, dove l’innovazione guidata dai “consigli” dell’IA genera caos invece di abbondanza diffusa. Ricorda gli scenari reali come i tagli ai servizi rurali in USA o Europa, o le “zone morte” post industriali, amplificati in chiave futuristica.
Evoca Hobbes (stato di natura senza Leviatano) o riflessioni sulla resilienza comunitaria contro la dipendenza statale, temi nietzschiani citati spesso nel romanzo, che rafforzano la tensione narrativa, che dalla protesta per l’esclusione dal processo produttivo della città arriva direttamente alla ricerca della sopravvivenza in contesti rurali senza servizi.

