Questo è un tema distopico che riecheggia nei dibattiti filosofici e sociologici sul progresso tecnologico, sulla disuguaglianza e sul controllo sociale, argomenti che hanno interessi in geopolitica, futurismo e modelli societari alternativi. Eugenetica e selezione darwiniana sociale emergono nell’individuo descritto da Ivan, che evoca idee nietzschiane o malthusiane dove il progresso guidato dalle élite sacrifica i deboli, perché considerati persone inutili. È un monito contro l’eutanasia sociale, simile alle riflessioni in opere come Il Brave New World di Huxley o dibattiti moderni sul reddito universale o su ammortizzatori sociali in conseguenza della disoccupazione prodotta dall’intelligenza artificiale.
L’IA potrebbe avere un ruolo in un futuro totalitarismo, quando i suoi “consigli” genereranno disoccupazione di massa, che verrebbe repressa con violenza e deportazioni. Riflette i timori reali sull’automazione (ad esempio nei rapporti Oxford 2013 sul 47% di posti a rischio) e sorveglianza (come i sistemi cinesi di credito sociale), con un twist fantascientifico. Ci saranno disuguaglianze globali, con il progresso non omogeneo tra nazioni e classi sociali, che amplifica i gap esistenti, incentivando ricerca e sviluppo a scapito del welfare (un parallelo con le politiche neoliberiste post 2008 o i tagli UE all’assistenza).
Nel romanzo, questo scenario accelera una direzione distopica: la repressione sanguinosa e l’esilio forzato evocano storiche purghe (ad esempio i Gulag sovietici, le deportazioni coloniali o i campi di concentramento nazisti), ma proiettate in un futuro dominato dalla tecnologia. Crea una tensione drammatica, mostrando come l’innovazione, senza etica, generi mostri sociali. È un invito a riflettere: il progresso deve essere inclusivo o rischia l’implosione sociale.
Un esempio attuale calzante, dove i governi europei tagliano il welfare per finanziare gli armamenti: questo paradossalmente impoverirebbe la maggior parte delle persone ma incrementerebbe i PIL nazionali.

