Il contesto rafforza la visione distopica di un mondo dominato da logiche economiche assolute, dove l’intelligenza artificiale funge da guida occulta per le scelte umane. L’autore descrive una società che spellerà i “sentimentalismi o gli appelli umanitari”, priorizzando un razionalismo freddo. L’IA “consiglia” soluzioni efficienti, ma la responsabilità formale resta umana attraverso la legislazione, creando un’illusione di democrazia, e prefigura un’umanità ridotta a un ingranaggio produttivo.
La perdita di valori intrinseci come dignità e solidarietà, saranno sostituiti da un’ottica machiavellica mascherata da progresso. L’IA amplifica l’avidità umana, ponendo dilemmi etici: può la razionalità tecnologica giustificare l’esclusione dei deboli per un presunto bene collettivo, che in realtà si traduce in profitti per pochi?
Il ritmo della vita è subordinato al vantaggio economico, perché ogni decisione sulla sanità, sul welfare, sui diritti, passa al vaglio di un filtro utilitaristico. Questo erode l’empatia, trasformando le relazioni sociali in calcoli di profitto.

