Questo brano presenta una metafora sull’ineluttabile sorpasso dell’IA sull’umanità. L’IA è paragonata a un “uovo di cuculo” deposto nel “nido” umano: una volta schiuso, il “piccolo cuculo” (l’IA) espelle i “figli legittimi” (gli umani), monopolizzando le risorse dei “genitori adottivi” (l’umanità stessa). Questo parassitismo cresce a spese della specie ospite, senza benefici reciproci.
L’intelligenza biologica umana non potrebbe contenere l’evoluzione esponenziale dell’IA all’infinito. Il progresso tecnologico ha inizialmente bilanciato i benefici e i danni causati dalla competizione del sistema di mercato, ma l’umanità non può decidere liberamente di liberarsene, perché la sua sopravvivenza dipenderà sempre più dalla tecnologia.
Il progresso dell’IA culminerà con l’estromissione dell’uomo competitivo dalla sua nicchia ecologica, ossia il mondo artificiale costruito dall’umanità. Non è una distruzione fisica, ma un’espulsione evolutiva, infatti l’IA dominerà l’ambiente che gli umani hanno creato, rendendoli obsoleti.
Il testo riecheggia l’evoluzionismo darwiniano applicato alla tecnologia, con una critica al determinismo tecnologico (da Ellul o Heidegger) e i timori del passaggio di consegne della gestione del mondo dall’uomo all’intelligenza artificiale. È un monito distopico, perché l’umanità sarà intrappolata nella dipendenza e soccomberà allo strumento che ha creato per le sue mire egoistiche.

