Qui è descritta un’atmosfera distopica e opprimente, dove la sicurezza personale si scontra con un controllo statale asfissiante, riflettendo temi universali di libertà individuale e di ordine pubblico.
L’ambientazione evoca un mondo sull’orlo del collasso sociale, che vede un degrado urbano estremo, con minacce concrete come borseggi, aggressioni, stalking e stupri, in un contesto dove lo Stato fallisce nel garantire la protezione. Questo richiama distopie classiche come “1984” di Orwell o “Il racconto dell’ancella” di Atwood, ma con un tocco contemporaneo, ispirato forse alle tensioni post-pandemiche o alle crisi migratorie europee. In Italia fa eco agli attuali dibattiti reali sulla sicurezza urbana e le leggi anti-assembramento post-Covid o anti-terrorismo.
Si sottolinea il doppio taglio del numero: protegge dai criminali ma attira l’attenzione repressiva dello Stato, evidenziando come la difesa personale diventi un pretesto per la sorveglianza. Il gruppo, simbolo di solidarietà, si trasforma in sospetto. Qui emerge una critica sottile al totalitarismo soft, dove lo Stato si giustifica con leggi severe contro ogni tipo di assembramento non autorizzato per combattere la delinquenza e la cospirazione. Ricorda le ordinanze italiane contro i raduni non autorizzati durante le proteste No Vax o No Green Pass, le norme UE su manifestazioni, oppure le leggi antisemitismo per le semplici critiche a Israele.
Il documento che attesta le intenzioni pacifiche è un lasciapassare burocratico che riduce la libertà a un permesso cartaceo e svuota il concetto di spontaneità. Le forze dell’ordine normalizzano l’interrogatorio come una routine, erodendo la privacy e accentuano l’assuefazione al totalitarismo, Il fatto che era permesso stare in piccoli gruppi, non è una scelta, ma una concessione.
Lo Stato, nel nome della sicurezza, può generare un’insicurezza paradossale, che riflette le paure geopolitiche attuali, come migrazioni, criminalità organizzata, instabilità e solleva domande etiche: fino a che punto sacrificare la libertà per la protezione? Quanto siamo lontani dal dover richiedere dei “documenti pacifici” per una passeggiata? Il contesto internazionale fa pensare che ci siamo incamminati l’autoritarismo strisciante.

