Questo passaggio del romanzo aggiunge un tocco di realismo quotidiano, dove Odette e Pierre sono alle prese con la vita urbana condivisa.
Intanto c’è il contrasto degli spazi abitativi tra la casa dei nonni di Adeline, con la camera che è stata loro assegnata, dove lo spazio è più ampio della loro camera in federazione (che è poi l’unico spazio privato nella struttura polifunzionale. L’armadio “a elle” enorme contrasta con la semplicità strutturale in federazione, anche se il letto matrimoniale è grosso modo delle stesse dimensioni. Manca però la privacy nell’intimo: un solo bagno condiviso per due, contro i bagni personali interni nella comunità.
L’ironia del dialogo buffo sul bagno (“mi scappa”, la rasatura, lo shampoo…) evidenzia i disagi banali dell’esterno: le code, le negoziazioni, le interruzioni. Sottolinea l’importanza dei servizi igienici individuali nelle federazioni, un lusso funzionale per l’autosufficienza, ma che paradossalmente non è contemplato nell’opulenza del consumismo.
La generosità di Adeline contrasta con i limiti pratici del mondo vecchio. L’umorismo umanizza Pierre e Odette e rende credibile la loro nostalgia per la federazione.
Nella società di consumo, caratterizzata da sovraffollamento abitativo, urbanizzazione accelerata e case piccole o condivise (comuni in affitti brevi, periferie povere o famiglie numerose), la mancanza di un servizio igienico personale genera conseguenze sanitarie, psicologiche, sociali ed economiche gravi e multifattoriali.
Il bagno condiviso amplifica i rischi infettivi: la scarsa pulizia favorisce batteri, virus (gastroenteriti, infezioni urinarie) e malattie trasmissibili come tubercolosi o COVID-19, specie con ventilazione inadeguata. In Italia, il 16,2% dei minori vive in alloggi con umidità o problemi strutturali legati al sovraffollamento, aumentando asma, bronchite e ritardi evolutivi; oltre 415.000 case mancano di acqua potabile, 35.900 di gabinetti privati. Il sovraffollamento porta al degrado urbano, ai parassiti e spesso alla mancanza di bidet (obbligatorio per legge DM 1975), con sanzioni per abusi.
La mancanza della privacy genera stress cronico, ansia e depressione. Le code per il bagno erodono l’intimità, amplificando i conflitti familiari (come nel dialogo Pierre-Odette). Studi su Hong Kong mostrano disagio psicologico elevato in spazi angusti; i bambini perdono gli spazi per lo studio e per il gioco, incidendo sullo sviluppo cognitivo. La donne e i vulnerabili subiscono maggiormente, con effetti sulla salute mentale protratti nel tempo.
Ci sono tensioni relazionali, in quanto rumori, rifiuti nei pianerottoli (casi estremi di defecazione esterna per bagni occupati) producono esasperazione che porta alla maleducazione e al degrado condominiale.
Aumentano anche i costi sanitari pubblici (malattie evitabili) e perdite di produttività per le assenze al lavoro. Queste conseguenze, esacerbate anche da prezzi alti contrastano con la vita nelle federazioni di gruppi sociali, dove i bagni privati prevengono gli attriti.

