Nella società competitiva odierna, è l’individuo a cercare attivamente il lavoro per sopravvivere, mentre nelle federazioni di gruppi sociali è l’organizzazione che assegna i ruoli su misura in base alle capacità e alle aspirazioni.
In Italia 2026, il mercato è iper-selettivo: per buona parte dei professionisti è difficile trovare un impiego adeguato, per via di una competizione feroce e di processi rigidi, mediati da IA e LinkedIn. Salvo raccomandazioni (nepotismo endemico), tocca al singolo pubblicizzare il suo CV, spesso dovendo accettare situazioni lavorative precarie (come i rider o i freelance) per guadagnarsi da vivere. Il risultato è stress, disoccupazione giovanile di circa il 20%, con divario tra Nord e Sud.
In un modello federativo è l’organizzazione che si fa garante di assegnare un lavoro a tutti gli individui. Il romanzo immagina delle comunità autosufficienti dove i gruppi sociali mappano i bisogni e i talenti, assegnando loro un lavoro dignitoso (condizioni simili al mutualismo proudhoniano o a Mondragón in Spagna) e un impiego garantito, con eventuale rotazione dei ruoli. La priorità è l’equità, non il profitto; la tecnologia è per l’autosufficienza, non per una produzione infinita.Implicazioni nel loop tecnologico
Nel romanzo si contrappone il capitalismo che usa la IA per selezionare i vincitori sui perdenti, perpetuando la disoccupazione; mentre le federazioni di gruppi sociali rompono il ciclo con un lavoro umano centrato, riducendo la dipendenza tecnologica dell’”ultimo modello”.
Nella realtà italiana ci sono deboli politiche attive (centri impiego inefficienti), ma crescono gli esperimenti cooperativi (LegaCoop). La prospettiva del 2026 sarà sull’automazione (droni) che spingerà a transizioni forzate, rendendo urgente un modello alternativo.

