Il lavoro del corriere sta evolvendo rapidamente verso l’automazione, con droni e veicoli a guida autonoma pronti a sostituirlo in larga misura entro pochi anni.
Attualmente, i corrieri (rider, postini, fattorini) operano in precarietà, con piattaforme come Glovo o Deliveroo che gestiscono milioni di consegne urbane. In Italia, circa 100.000 rider attivi generano un mercato da miliardi, ma con condizioni lavorative critiche: bassa paga oraria, zero tutele, esposizione a rischi stradali.
Ci sono già delle tecnologie sostitutive in arrivo, come i droni: al momento limitati a pacchi leggeri (<2kg), ideali per percorsi brevi in zone urbane o rurali. Esistono test reali in Cina (Meituan), In USA (Amazon Prime Air) e in Danimarca (PostNord dal 2026). Hanno al momento delle limitazioni sui tempi di funzionamento, con un’autonomia non superiore ai 20-30 minuti. In Europa devono comunque sottostare all’Agenzia dell’Unione Europea per la Sicurezza Aerea, responsabile della regolamentazione e certificazione della sicurezza nell’aviazione civile europea. Un altro limite dei droni è che sono sensibili alle condizioni meteo.
Ci sono poi i veicoli autonomi, ossia robot sui marciapiedi (Starship, Kiwibot) o mini furgoni (Poste Italiane BOXi, 2026). Sensori Lidar/radar mappano percorsi urbani a bassa velocità (10-20km/h). Amazon e UPS li testano su larga scala. Il mestiere di corriere non sarà del tutto sostituito prossimamente (2026-2030), ma il 30-50% delle consegne leggere saranno automatizzate entro il 2030. I corrieri umani residuali saranno impiegati per i pacchi pesanti o complessi.
La sostituzione massiccia aggrava la disoccupazione (più di 100.000 posti sono a rischio solo in Italia), polarizzando la precarietà, dove le grandi multinazionali imporranno i loro dictat penalizzando i lavoratori. Sarà comunque un processo inevitabile, perché il costo di una consegna automatizzata sarà 4 0 6 volte minore di quella umana. Le consegne automatizzate porteranno benefici perché saranno circa il 30% più rapide e il 20% meno inquinanti di CO2 urbano, ma perpetuano l’aumento dei consumi senza ridurre il lavoro, creando disoccupazione per gli ex corrieri.

