Questo passaggio cattura in modo vivido la dinamica perversa tra tecnologia, società e ambiente, attraverso un circolo vizioso di auto alimentazione.
C’è un paradosso nella competizione tecnologica perché la competizione stimola l’innovazione, ma genera disuguaglianze distributive. Nel libero mercato, la tecnologia non è un bene pubblico, ma uno strumento per colmare i gap tra l’”ambiente artificiale” (città, reti digitali) e l’organizzazione sociale (lavoro, consumi). Questo riecheggia pensatori come Marshall McLuhan, che vedeva i media come estensioni del corpo umano, o Joseph Schumpeter con la “distruzione creativa”: il progresso accelera, ma concentra risorse in poche mani.
La tecnologia modifica l’ ambiente e la società, generando nuovi bisogni che richiedono tecnologie più avanzate e ulteriori modifiche. Risultato? La tecnologia si evolve da sola, “disadattando” l’uomo (ad esempio la dipendenza dagli smartphone che altera relazioni sociali) e poi riadattandolo (ad esempio le app per connettersi virtualmente). È appunto un processo accelerato dove l’essere umano è “protagonista ma non regista”, simile al concetto di “tecno-determinismo” di Jacques Ellul: la tecnica diventa autonoma, imponendo ritmi che l’uomo subisce.
Esempio concreto: pensiamo agli smartphone. Inizialmente risolvono il bisogno di comunicazione riducendo le distanze; poi creano dipendenza, isolamento sociale e ansia da notifica, richiedendo app di AI per “guarire” i mali che hanno generato.
Il romanzo critica l’uomo “consumista e competitivo” che si affida alla tecnologia per curare i propri mali, un’illusione che perpetua il ciclo. Questo anticipa i dibattiti attuali sul transumanesimo (ad esempio Elon Musk con Neuralink) o sulla sostenibilità: l’IA risolve il cambiamento climatico, ma i data center lo aggravano consumando energia.
In sintesi, il testo avverte di un’umanità intrappolata in un’evoluzione tecnologica iper-rapida, dove il progresso è illusorio perché auto generato e asimmetrico. Riflette paure contemporanee sull’AI e sull’automazione, spingendo a interrogarsi: chi controlla davvero questo processo?

