Questa idea affascina per la sua profondità filosofica e speculativa, evocando concetti come la “memoria akashica” o l’informazione quantistica non locale nell’universo.
L’ipotesi che tutta l’informazione evolutiva preesista alla materia richiama l’olismo quantistico: l’universo come ologramma dove ogni parte contiene il tutto, per alcuni teorici come David Bohm o il principio olografico di ‘t Hooft/Susskind. In meccanica quantistica, l’entanglement suggerisce comunicazioni istantanee oltre spazio-tempo, senza violare la causalità relativistica.
La matematica pura, come linguaggio universale, trascende la trasmissione fisica: equazioni o costanti fondamentali potrebbero “dialogare” via entanglement quantistico o wormhole, ma richiedono un ricevente evoluto per decodificarle. Senza questa “comprensione condivisa”, resta unidirezionale, come seme in un suolo non fertile.
Oltre il tempo e lo spazio implica idee come tempo immaginario di Hawking o multiverso eterno, ma manca un’evidenza empirica; resta poetica speculazione, stimolante per futuri modelli unificati di gravità e quanti.
Tuttavia, l’informazione quantistica è teoricamente conservata nel tempo, anche se trasformata attraverso processi unitari, secondo i principi della meccanica quantistica. L’evoluzione temporale di un sistema quantistico è descritta da operatori unitar che preservano la norma dello stato, garantendo che l’informazione iniziale non si perda ma si trasformi reversibilmente. La decoerenza con l’ambiente può mascherarla, ma resta rintracciabile in principio nei gradi di libertà totali.
È possibile recuperare un’informazione trasformata decodificando correlazioni quantistiche, come nell’entanglement o nella radiazione di Hawking (risoluzione del paradosso del buco nero attraverso un ologramma). In pratica, richiede delle tecnologie perfette per superare la decoerenza e il rumore. Questo si lega all’idea cosmica, in un universo come memoria olografica dove nulla si perde.

