Il comportamento super sociale di quelle specie di formiche deriva principalmente da basi genetiche e istintive, mentre negli umani prevale l’influenza culturale appresa, rendendo le federazioni stabili di gruppi un traguardo unico della nostra specie.
L’assenza di aggressione tra le colonie e il libero scambio di operaie sono guidati da feromoni cuticolari e regole innate. Queste creano un superorganismo rigido, dove individui sacrificano la riproduzione per il gruppo, senza apprendimento individuale significativo.
Salendo la scala biologica, i mammiferi sociali (lupi, elefanti, primati, cetacei…) mostrano ibridi comportamentali tra istinto e apprendimento: i branchi o le mandrie cooperano attraverso l’imprinting e l’imitazione, ma i conflitti territoriali impediscono le unioni perenni tra i gruppi. Mancano delle superorganizzazioni perché l’apprendimento è locale ed è instabile, prono all’egoismo individuale o ai cambi generazionali. Ad esempio, gli scimpanzé formano alleanze temporanee, ma non federazioni durature.
Gli umani hanno aggregato entità stabili, come Stati o alleanze globali, grazie a un’intelligenza simbolica, un linguaggio comune e norme culturali cumulative. Queste potenzialità superano i nostri limiti biologici. La cultura è trasmissiva attraverso le generazioni e le istituzioni perpetuano la cooperazione anonima. La tecnologia delle comunicazioni (internet) e dei trasporti uniscono delle identità globali, permettendo la formazione di organizzazioni internazionali, come l’ONU, la FAO, l’UNESCO…
Tuttavia, queste organizzazioni non sono federazioni stabili di gruppi sociali, ma aggregazioni formali di individui attraverso la costituzione di leggi apposite. Nel romanzo viene invece specificata come il rispetto della natura umana porti inevitabilmente alla riformazione dsi gruppi sociali stabili e la loro possibile federazione. Sarà poi l’ordinata aggregazione di queste federazioni che potrebbe portare a un sistema planetario in armonia con l’ambiente e con i viventi.

