L’antipatia connaturata verso il progresso tecnologico affonda le radici in timori ancestrali per la perdita di lavoro e per i cambiamenti sociali, come dimostrato dal luddismo nella prima rivoluzione industriale, e si ripresenta oggi con l’intelligenza artificiale. Molte persone temono disastri economici, sociali e ambientali derivanti dall’automazione e dalle innovazioni digitali. Esploriamo dunque le origini storiche e le manifestazioni contemporanee di tale opposizione.
Il luddismo emerse in Inghilterra all’inizio del XIX secolo durante la prima rivoluzione industriale, come protesta operaia contro i telai meccanici che riducevano i posti di lavoro e gli stipendi. I lavoratori, guidati dal mito di Ned Ludd, distrussero macchinari in tre ondate di ribellioni tra il 1811 e il 1816, represse brutalmente dall’esercito. Questo movimento simboleggiò il terrore per la macchina come minaccia alla dignità umana e alla stabilità sociale.
Nella rivoluzione industriale, la tecnologia causò disoccupazione di massa tra tessitori e artigiani, favorendo fabbriche e bassi salari. Simili paure accompagnarono l’elettricità nel XIX secolo, vista come “demone sfrenato” per i suoi impatti che rompevano radicalmente gli equilibri esistenti. In Italia, le proteste contro le installazioni tecnologiche crebbero tra la fine anni Ottanta e inizi Novanta, legando la tecnologia a rischi ambientali e sociali.
Oggi, movimenti come StopAI e PauseAI promuovono la disobbedienza civile contro l’intelligenza artificiale, per prevenire licenziamenti di massa e conseguenze indesiderate. Proteste recenti, come quelle contro i robotaxi a San Francisco nel 2026, riecheggiano il luddismo rivendicando la priorità del lavoro umano sulla sicurezza e sull’automazione. Analisi recenti prevedono la sostituzione di milioni di posti in settori tradizionali, aggravando le disuguaglianze.
La digitalizzazione rischia crisi ambientali per il consumo energetico di data center e di rifiuti elettronici da terre rare. Economicamente, accentua la disparità tra chi padroneggia la tecnologia e gli esclusi, con vulnerabilità per le comunità povere. Socialmente, l’automazione minaccia sicurezza idrica, alimentare e salute pubblica, annullando i progressi di sviluppo.

