I cambiamenti utili avvengono senza lo scontro diretto con il potere, evolvendo attraverso processi spontanei e laterali che aggirano le strutture centrali, diffondendosi per attrazione naturale anziché per confronto frontale.
Questi cambiamenti si propagano imitando modelli locali di successo, creando accettazione diffusa senza sfidare apertamente l’autorità. Le comunità osservano i benefici pratici vicini, come cooperative più efficienti o reti di mutuo soccorso, e li replicano autonomamente, generando una massa critica che rende superflua la resistenza attiva al potere. Questo approccio laterale sfrutta inerzie sociali: il potere centrale, focalizzato su grandi equilibri, resta indifferente finché la pratica non scala organicamente, evitando reazioni difensive.
Lo scontro diretto provoca sempre repressione o cooptazione, polarizzando e bloccando l’innovazione. Le masse e le autorità si irrigidiscono, dissipando le energie in attriti inutili. Invece, la via non conflittuale preserva le risorse per l’evoluzione interna, permettendo adattamenti silenziosi che maturano il consenso dal basso. Esempi includono l’adozione diffusa di energie rinnovabili domestiche, imitate tra vicini per un risparmio economico, senza proteste contro i monopoli energetici statali o compagnie private.
Ad esempio, le tecniche di rotazione colturale si diffusero in Europa medievale tra i contadini emulandosi, senza ribellioni contro i signori feudali: questo andava a vantaggio non solo dei contadini ma anche dei signori feudali. Oppure le reti digitali decentralizzate moderne, utilizzate per scambi locali “alla pari”, crescono viralmente eludendo regolamentazioni centrali grazie a una scala iniziale microscopica. O ancora iniziative di filiera corta e tutela del suolo si espandono per imitazione tra borghi, ignorate dal centro finché non diventano norma de facto.
In sostanza, è preferibile innovare non contro le istituzioni statali ma cercare la collaborazione diretta con le stesse istituzioni, con cambiamenti che sarebbero utili ai cittadini e anche a chi gestisce il potere. Lo scontro diretto è sempre uno spreco di energie inutile che induce lo Stato al conservatorismo.

