Le previsioni sull’accesso all’acqua potabile indicano un peggioramento significativo entro il 2050, con circa 3-5 miliardi di persone (un terzo della popolazione mondiale stimata) a rischio di scarsità, aggravato dall’aumento demografico a 9,7 miliardi e dal degrado ambientale come siccità e inquinamento.
La popolazione urbana in Africa e in Asia raddoppierà entro il 2050 (da 550 milioni a 1,5 miliardi in Africa), concentrando la domanda in megacittà con infrastrutture idriche insufficienti: 220 milioni di persone potrebbero perdere l’acqua corrente in scenari di espansione periferica, mentre la crescita compatta salverebbe 190 milioni di connessioni fognarie. L’irrigazione agricola (69% prelievi globali) diventerà insostenibile con una domanda di più del 55% entro il 2050.
I cambiamenti climatici ridurranno le risorse idriche del 40% entro il 2030. La desertificazione, la risalita salina e l’inquinamento da azoto triplicheranno i bacini in scarsità, colpendo 3 miliardi di persone; gli over-65 emetteranno circa il 40% di emissioni pro capite entro il 2060 per consumi energetici idro-dipendenti. Le aree subsahariane vedranno il 57% di crescita demografica su suoli aridi, amplificando le migrazioni e i conflitti malthusiani.
Se da un lato la densificazione urbana e una gestione polifunzionale potrebbero mitigare l’uso di acqua per reti fognarie, la crescita senza piani regolatori oculati nelle megalopoli di Paesi emergenti porterebbe a baraccopoli periferiche (come Rocinha a Rio de Janeiro), che mostrano i fallimenti amministrativi di un sistema di competizione a tutti i costi. Anche se organizzazioni internazionali (come l’ONU) spingono a un’irrigazione efficiente e a una decarbonizzazione idroelettrica, senza una transizione a economie più equilibrate o alla circolarità, il crescente bisogno di acqua potabile scatenerà enormi conflitti geopolitici.

