Una festa è una ricorrenza solenne, gioiosa e comunitaria che interrompe la routine quotidiana per celebrare eventi significativi, spesso con riti, banchetti e allegria condivisa. Il termine festa deriva dal latino “dies festus” (giorno festivo o gioioso), da “festus” (felice, gioioso), forse legato al greco “estiao” (accogliere al focolare) o alla dea Estia, simboleggiando banchetto domestico e comunione; indicava giorni di riposo sacro, contrapposti ai “dies nefasti” per gli affari. Si festeggia per rafforzare legami sociali, marcare nascite, matrimoni, raccolti, onorare divinità o cicli naturali, liberando le tensioni con una distensione collettiva.
Fare festa non è codificato geneticamente in modo rigido come un istinto base, come ad esempio la fame o la paura, ma emerge da predisposizioni evolutive condivise per gioco, socialità e rilascio di tensione, osservabili in tutti i cacciatori-raccoglitori e primati.
Il codice genetico umano include varianti ereditabili per tratti come socievolezza ed estroversione (30-50% variabilità genetica), con geni come DRD4 (ricerca novità) o MAO-A (impulsività) che favoriscono comportamenti ludici e distensivi. Non esiste un “gene della festa”, ma circuiti dopaminergici ricompensano l’aggregazione giocosa, ereditati da antenati di 2 milioni di anni fa, per coesione del gruppo e per strategie di caccia cooperativa.
Fare festa, è quindi una spinta naturale e non indotta culturalmente. Tutte le società di cacciatori raccoglitori documentate, come ad esempio gli Hadza della Tanzania, i !Kung del Kalahari, i Pigmei centrafricani o gli Yanomami amazzonici, celebrano feste ludiche oltre che rituali, con danze notturne e canti, giochi fisici, con lotta simulata o corse, banchetti post caccia per rafforzare i legami tra i membri e una distensione collettiva con umorismo, musica improvvisata, che riducono lo stress cortisolico, prevenendo conflitti. Studi etnografici mostrano che almeno 4 o 5 ore a settimana vengono dedicate a questo tipo di festa.
Evolutivamente, il gioco (neotenia prolungata in Sapiens) allena una predisposizione innata nelle attività sociali e motorie senza rischio, liberando endorfine per resilienza. Le feste, anche nella nostra società di mercato, servono a scarica tensioni generate da gerarchie o delusioni sentimentali, promuovendo empatia. E’ comprensibile, perciò, che le feste organizzate nella comunità descritta nel romanzo, siano fonte di distensione e benessere.

