Le stazioni ferroviarie vanno in disuso principalmente per la chiusura delle linee servite, decisa dai gestori per motivi economici e operativi. La chiusura deriva da basso traffico passeggeri e merci, che rende le tratte non redditizie rispetto ai costi di manutenzione. Obsolescenza infrastrutturale, come binari datati o gallerie inadeguate, accelera l’abbandono, unito a varianti di tracciato più efficienti. Eventi come frane, allagamenti o congestione della rete nazionale spingono a razionalizzare, priorizzando linee ad alta velocità su quelle secondarie. Riforme e liberalizzazioni hanno soppresso migliaia di km per favorire l’auto, l’aereo o treni veloci che uniscono le grandi città, mentre le linee ferroviarie di provincia di provincia perdono via via d’importanza.
E’ una situazione diffusa soprattutto nei Paesi tecnologicamente avanzati. In Italia esistono statistiche e censimenti ufficiali sulle stazioni ferroviarie in disuso dovute all’abolizione di linee, principalmente gestiti da Ferrovie dello Stato Italiane (FS) e Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Questi dati derivano da rapporti come l’Atlante delle linee ferroviarie dismesse, che quantifica il patrimonio immobiliare non utilizzato.
L’Atlante RFI documenta decine di linee dismesse in tutta Italia, con dettagli su tratte e stazioni, mentre dataset open come quello di Hetor censisce linee abbandonate o con cambio di destinazione d’uso. Progetti di recupero trasformano circa 546 km in percorsi ciclabili o turistici.
In Italia, le linee ferroviarie dismesse ammontano a diverse migliaia di chilometri, con stime che variano a seconda delle fonti e della definizione di “dismessa” (chiuse al traffico passeggeri e merci, varianti di tracciato o incompiute).
Fonti come Ferrovie Abbandonate indicano circa 7.180 km totali di tracciati non più utilizzati, inclusi 5.670 km soppressi ufficialmente, 1.200 km da varianti e 410 km incompiuti. Siti specializzati riportano intorno ai 3.500-5.000 km di binari dismessi o inattivi.
L’Atlante delle linee dismesse di RFI e FS quantifica circa 1.177-1.290 km di linee potenzialmente recuperabili per usi sociali o ciclabili, di cui oltre 1.000 km già parzialmente riconvertiti. Rapporti FIAB confermano un patrimonio di oltre 5.000 km, con focus su recuperi green.

