Non giudicare gli altri: ci sono specifici versetti biblici che parlano di questo e ne danno importanti motivazioni.
Il versetto più diretto è Matteo 7:1-5: “Non giudicate, affinché non siate giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate, sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nel tuo occhio? […] Ipocrita! Togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello”.
Un altro passaggio chiave è Romani 14:4: “Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Se sta in piedi o se cade è cosa che riguarda il suo padrone; ma egli sarà tenuto in piedi, perché il Signore è potente di farlo stare in piedi”.
Romani 2:1 aggiunge: “Perciò, o uomo, chiunque tu sia che giudichi, sei inescusabile; perché nel giudicare gli altri condanni te stesso; infatti tu che giudichi, fai le stesse cose”.
Ci sono quindi validi motivi per evitare di farlo: giudicare gli altri è problematico perché spesso deriva da ipocrisia, ossia si notano i difetti altrui ignorando i propri, come la “trave” nel proprio occhio rispetto alla “pagliuzza” altrui. Infine, promuove parzialità e mancanza di compassione, contraddicendo l’imparzialità richiesta dalla Scrittura.
Giudicare attira lo stesso giudizio su se stessi, con una “misura” ricambiata, creando un ciclo di condanna reciproca. Porta all’inescusabilità personale, poiché chi giudica commette spesso gli stessi errori, auto-condannandosi. Può dividere la comunità, generare ipocrisia e ostacolare relazioni basate su misericordia e mutua crescita.

