Nel sistema competitivo e individualista cresce il degrado delle interazioni sociali, caratterizzato da aggressività in aumento, perdita di valori superiori come empatia e spiritualità, e prevalenza di istinti materiali e conflittuali, spesso legato a processi di massificazione e crisi culturali moderne.
Tale fenomeno emerge da un focus eccessivo sul “qui e ora” immediato, che soppianta ideali etici con egoismi materiali, aggravato da welfare statale che stimola invidia anziché solidarietà, e da una cultura degradata che non frena l’aggressività indotta. In contesti di guerra o polarizzazione, si manifestano calunnie reciproche e incapacità di giudizio razionale, rendendo impossibile il dialogo umano.
In teoria sarebbe necessario promuovere la diplomazia, il dialogo e la cooperazione internazionale tramite ONU per la risoluzione non violenta dei conflitti, sostituendo guerre con referendum popolari. Educando alla pace attraverso scambi culturali, programmi scolastici sulla non violenza e il rispetto delle diversità, unito a lotta contro povertà e disuguaglianze, bonificando le periferie emarginate e sostere l’integrazione interculturale. Tuttavia ogni organizzazione mondiale è limitata proprio dalla competizione e dal “prima io”, portando a fallimento qualsiasi buona intenzione.
La soluzione sarebbe un mondo di condivisione. solidarietà e aiuto reciproco, ma questo può avvenire solo fuori dalla logica competitiva del mercato, senza scontrarsi con esso, in modo pacifico. Questo romanzo ha appunto lo scopo di formire un metodo di solidarietà tra comunità autosufficienti, ognuna meno di duemila persone, su scala mondiale, che funzionano senza proprietà privata, classi sociali, denaro o gerarchie opprimenti. L’imbarbarimento dei rapporti umani si eliminerà se la cultura di queste comunità si baserà sull’amore agape, ossia sull’amore universale, riducendo invidie e gelosie, incentivando l’altruismo e la solidarietà.

