È possibile fare un paragone tra il sistema immunitario del corpo umano e la necessità nelle federazioni di gruppi sociali autosufficienti di imporre il matrimonio tra individui appartenenti esclusivamente a queste stesse federazioni per prevenire dissidi.
Il sistema immunitario funziona come un meccanismo di coesione e difesa interna dell’organismo, riconoscendo e tollerando i suoi componenti. Custodisce un delicato equilibrio tra difesa da invasori esterni e tolleranza verso gli elementi interni, per evitare l’auto-aggressione, ossia malattie autoimmuni. Allo stesso modo, le federazioni operano un modello di coesione e armonia interna, basato sulla condivisione e l’assenza di competizione economica o gerarchica. L’adozione di un “matrimonio interno” tra persone abituate a vivere in gruppi cooperativi va vista come una misura protettiva per mantenere questa coesione, prevenendo conflitti derivanti da modelli culturali di competizione propri del sistema esterno. Nel sistema sociale federativo e comunitario, le differenze di valori e pratiche di vita possono generare conflitti se due partner provengono da contesti diversi. Il matrimonio interno evita tali attriti.
Studi sociali mostrano che le unioni tra persone appartenenti agli stessi gruppi facilitano la coesione, riducono la distanza sociale e aumentano la solidarietà e la collaborazione intergruppo. Analogamente, il sistema immunitario si basa sulla tolleranza verso le proprie cellule e respinge gli agenti esterni: così, mantenere omogeneità culturale e sociale tra partner aiuta a evitare “attacchi” e dissidi interni. L’analogia sottolinea che la tolleranza e la condivisione interna sono essenziali per la stabilità e la salute del sistema, sia biologico che sociale. La convivenza con modelli di vita fondati sulla competizione può causare “infiammazioni sociali”, analoghe a malattie autoimmuni se il corpo riconosce come dannosi elementi interni. Consentire il matrimonio solo all’interno della federazione garantisce unità valoriale e culturale, rafforzando il tessuto sociale e riducendo le possibilità di rottura.
Le dinamiche familiari in federazioni di gruppi sociali senza proprietà privata cambierebbero significativamente rispetto ai modelli familiari tradizionali basati su proprietà, competizione e ruoli individuali ben definiti. In queste federazioni, dove vige la condivisione totale e non esistono classi sociali o denaro, l’organizzazione familiare si orienterebbe verso una struttura più collettiva e cooperativa. La famiglia diventerebbe una parte integrata di un sistema sociale più ampio, in cui i membri non solo condividono le risorse economiche ma anche la cura dei figli, degli anziani e dei bisognosi, favorendo un forte senso di responsabilità collettiva. Inoltre in assenza di proprietà privata si eliminerebbero le tensioni legate a eredità, beni materiali e patrimoni familiari, concentrando l’attenzione sulle relazioni umane più che su possessi individuali.
Per questo è indispensabile che una persona abituata a uno stile di vita individualistico, prima di essere inserita in un gruppo di qualche federazione, debba sottostare a una scuola di addestramento alla vita comunitaria, personalizzata e di tempi variabili, fino a quando non avrà dimostrato di potersi adattare in modo proficuo a quel tipo di vita. Ovviamente la persona che vive in federazione è libera di uscirne per unirsi al partner che non vuole saperne di essere addestrato alla condivisione. Tuttavia questo passo viene fortemente sconsigliato, perché potenzialmente deleterio al funzionamento della coppia.

