Quali potrebbero essere i lavori di bonifica nel territorio di una comunità autosufficiente di circa 1800 persone, acquistato dopo che lo sfruttamento della società consumista l’aveva reso economicamente non vantaggioso e inaridito? Certamente non solo la “pulizia” del suolo! Si dovrà riparare il sistema ecologico, idrico e produttivo per rendere possibile una comunità davvero autosufficiente. Le priorità tipiche sono ripristino del suolo, gestione dell’acqua, rimozione di contaminazioni e ricostruzione della fertilità agricola.
Innanzi tutto si renderà necessaria un’analisi iniziale del sito, con la mappatura dei suoli, delle falde, dei contaminanti, dell’erosione, delle pendenze, della vegetazione spontanea e delle infrastrutture esistenti o necessarie da costruire. La bonifica di un territorio degradato parte sempre dalla definizione delle criticità e degli interventi da attuare.
La bonifica effettiva del suolo avverrebbe con la decompattazione, con l’apporto di sostanza organica, di ammendanti, di compost, di colture di copertura; con le rotazioni e la riduzione delle lavorazioni profonde per ricostruire la struttura e la vita microbica del terreno. Sarebbe presa in considerazione anche la fitodepurazione e la gestione delle acque: laghetti, canali vegetati, zone umide artificiali, cisterne per acqua piovana e sistemi di filtrazione naturale per recuperare e riutilizzare l’acqua.
Il recupero dei terreni incolti o abbandonati, con la pulizia da rovi e da infestanti; il ripristino dei margini, delle siepi, degli eventuali terrazzamenti e percorsi agricoli. questo è coerente con i progetti di recupero di superfici agrarie un tempo coltivate.
Se il sito ha inquinanti industriali o residui pericolosi, servono interventi specifici sul suolo e sulla falda, con eventuale escavazione, trattamento, pompaggio e depurazione delle acque contaminate. Sarebbe anche necessaria la sistemazione dei fossi, dei drenaggi, degli argini, delle fasce boschive e il controllo dell’erosione per evitare nuovi danni al suolo e all’acqua.
Si procederà poi con la forestazione e l’agroforestazione, con la piantumazione di alberi utili, di siepi frangivento, di consociazioni arboree e di colture perenni per aumentare l’ombra, la biodiversità e la resilienza.
Converrebbe dividere il lavoro in fasi. Prima si mette in sicurezza il territorio, poi si recuperano l’acqua e il suolo, e infine si avvia la produzione alimentare e forestale. Solo al termine di questi lavori si potrà procedere alla costruzione della struttura abitativa e polifunzionale.

